17 ottobre 2010

Il fatto che io abbia perso me stessa non mi rende più leggera.

Ci siamo persi.
Ci siamo persi sulla strada di casa oppure su quella per l'ospedale. Qualcuno di noi si è perso tra le pagine consunte di un libro fantasy, qualcun'altro in lenzuola sudate. Alcuni di noi si sono persi in un biccheire di wishkey liscio al banco del bar, altri in una lattina di Diet Coke. Ci siamo smarriti in elucubrazioni labirintiche e case di marzapane, in quartine e jazz fusion. Ci siamo persi troppo spesso in persone che non ci appartenevano e in parole che, forse, avremmo fatto meglio a risparmiare. Ci siamo smarriti in silenzi lunghi decenni ed in drammi paradolescenziali. Abbiamo perso la strada, confusi dai saluti ossequiosi, luci soffuse e dai notiziari in tv. Persi in blue jeans troppo stretti, campagne elettorali e tonnelate di fuolxetina. Smarriti in edizioni scolastiche dei Promessi sposi, illusioni d'oltre oceano e succo all'arancia. Ci siamo persi, e siamo finiti nel vicolo della disperazione che cantava Bob Dylan a spazzare con Cenerentola e a suonare il violino elettrico con Robin Hood.
Nessuno può sapere chi siamo, tolto il fatto che non è chiaro bene neanche a noi. Nessuno ci è dentro abbastanza a lungo da sentire come pulsa il sangue nelle nostre tempie.

13 ottobre 2010

Di quanta ribellione è fatta una rinuncia?

Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare: a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole.
[Sylvia Plath]
"Cosa c'è che non va?"
C'è che ho gli occhi pieni di lacrime. C'è che ormai quelle lacrime non le sento più perchè ho il viso già bagnato. C'è che ho voglia di piangere a dirotto. C'è che il cuore, invece che battere, urla. C'è che non so perchè mi sento così. C'è che mi sento sola, forse. C'è che mi sento una patetica del cazzo, forse. C'è che sta cominciando ad andare tutto come non vorrei. O almeno penso.

C'è qualcosa che non va. Si, è inutile negare l'evidenza: pugnali nel cuore. Quella forza che una volta mi dava la carica è svanita, e il suo posto è stato preso da una sensanzione di non appartenenza che mi sfinisce. Mi lacera dentro.
E 'fanculo a chi dice che sono parole del cazzo.

Odio le sfuriate di mia madre, che mi vomita addosso ogni volta che torno a casa. Odio mio padre, che a casa non c'è mai e quando c'è è sempre troppo impegnato e rimanda sempre tutto. Odio mio fratello, che se n'è andato lasciandomi sola in quest'oceano che è la mia casa. Odio i miei amici, che quando vanno da qualche parte non mi chiamano mai. Odio la mia migliore amica, che mi cerca solo quando ne ha bisogno. Odio la scuola, che non mi da mai le soddisfazioni che vorrei. Odio i miei compagni di classe, che non fanno altro che guardare se questa mattina ho la cresta o no. Odio gli sguardi di disapprovazione delle gente quando passo per strada, solo perchè non sono la tipica ragazza dolce e fragile e composta e elegante. Odio la musica, perchè non è giusto che lei mi conosca meglio di me stessa. Odio la mia camera, perchè non parla più di me.

E 'fanculo anche a chi dice che sono io la responsabile di tutto questo. Grazie al cazzo. Lo so perfettamente.

E LA VITA CHE NON SPENDI, CHE INTERESSI AVRA'?

05 ottobre 2010

Giorni dispari.

“A pochi di noi non è mai capitato di svegliarsi prima dell’alba, sia dopo una di quelle notti senza sogni che quasi ci fanno innamorare della morte, che dopo una di quelle notti di orrore e di gioia mostruosa quando nelle regioni della mente passano fantasmi più terribili della realtà stessa, fantasmi imbevuti di quella vita ricca di colore che si nasconde nelle cose grottesche e che dà all’arte gotica la sua duratura vitalità, essendo quest’arte, si potrebbe pensare, propria di chi ha avuto la mente turbata dal malanno della reverie.
[...]
Nulla appare cambiato. Dalle ombre della notte esce di nuovo la vita che conosciamo. Dobbiamo riprenderla dove l’abbiamo lasciata e a questo punto, pian piano, ci pervade la terribile sensazione di dover continuare a impiegare energia nello stesso monotono circolo diabitudini stereotipate, o anche il desiderio sfrenato che una mattina i nostri occhi si possano aprire su un mondo che nell’oscurità si è rinnovato per il nostro piacere, un mondo dove le cose abbiano nuove forme e colori, siano diverse o abbiano altri segreti, un mondo in cui il passato abbia poca o nessuna importanza o comunque sopravviva in forme ignare del dovere o del rimpianto: anche il ricordo della gioia, infatti, possiede una sua amarezza e quello del piacere una sua pena."

Dovrei resistere, mi dicono. OK

Seduta sulla vetta di una collina in piena estate.

Sei fortunata, tanto fortunata e non ti accorgi di nulla. Pensi di star sprecando occasioni e piano piano ti lasci sfuggire dalle mani quanto di più prezioso possiedi. Finché un giorno ti guardi intorno e ti accorgi che non stavi poi così male. Tutto ciò che hai desiderato era uno sbaglio, hai pensato di lottare per una giusta battaglia e invece stavi solo correndo contro degli stupidi mulini a vento. E a quel punto cosa vuoi fare? Piangi sul latte versato, ti senti stupida e impotente. Ti deprimi, inizi a mangiare e a mandare all’aria anche quel poco di dignità che, nonostante tutti gli sbagli, ti sei guadagnata. 
Perchè è così difficile essere presenti nella propria vita? Perchè non riusciamo a volerci veramente bene?
Attraverso uno sguardo esterno, prendere le decisioni giuste nella vita è così semplice. Chi ti guarda da fuori sa benissimo dove stai sbagliando e cosa è giusto per te. Eppure il padrone di quella vita non sa mai cosa è giusto per lui. La gente pensa poco e nel modo sbagliato. L’ho sempre pensato. La gente non sa ragionare. La gente pensa di avere il mondo nelle proprie mani e poi si ritrova con dell’ovatta imbevuta di alcool che nel migliore dei casi può usare per disinfettare le ferite sopportandone il bruciore, nel peggiore dei casi l’accenderà con un accendino e se la farà bruciare tra le mani. 
Ogni scelta nasconde, in se, la controparte: l’occasione perduta, colei che non tornerà più, colei che rimpiangeremo a vita, forse quella che ci avrebbe cambiato la vita. Ma che importa, bisogna accettarlo. Forse è in questa silente accettazione che si diventa saggi. Ma chi è un saggio? Uno che ha sbagliato troppo e sotto le sue rughe ne è consapevole? O è quell’essere straordinario capace di prendere sempre le decisioni giuste? Io non sono saggia e adesso ho bisogno di riflettere. Rimarrò qui a guardare il cielo azzurro, poi l’imbrunire e infine il cielo stellato e i miei guai non passeranno. Rimarranno tutti li ad attendermi.
Ma domani almeno avrò la forza di affrontarli e il doppio del coraggio.
 
«Presi la bottiglia ed andai in camera mia. Mi spogliai,
tenni le mutande ed andai a letto: era un gran casino.
La gente si aggrappava ciecamente a tutto quello che trovava:
comunismo, macrobiotica, zen, surf, ballo,
ipnotismo, terapie di gruppo, orge, ciclismo,
erbe aromatiche, cattolicesimo, sollevamento pesi,
viaggi, solitudine, dieta vegetariana, India, pittura,
scultura, composizione, direzione d’orchestra,
campeggio, yoga, copula, gioco d’azzardo, alcool,
ozio, gelato allo yoghurt, Beethoven, Bach,
Budda, Cristo, meditazione trascendentale, succo di carota,
suicidio, vestiti fatti a mano, viaggi aerei, New York City,
e poi tutte queste cose sfumavano e non restava niente.
La gente doveva trovare qualcosa da fare mentre aspettava di morire.
Era bello avere una scelta:
Io l’avevo fatta da un pezzo la mia scelta.
Alzai la bottiglia di vodka e la bevvi liscia.»
Charles Bukowsky
 

Ed io che volevo vivere di certezze...

I litigi, le discussioni, i tradimenti, le delusioni, le partenze, le notti insonni, le indecisioni, i fallimenti, i pianti, le urla… C’è chi
mi ha detto che non me lo merito, che sono l’ultima persona a cui dovrebbero capitare queste cose. Beh, evidentemente non è così. Non so chi l’ha deciso,se è una punizione per qualche vita che non ricordo o se è un semplice sbaglio,resta il fatto che io non ci sto più.

Al di là dell’apparenza, sono una fottuta romantica.

Quante volte avrei voluto farti trovare la macchina invasa di post-it ognuno riportante un’emozione per te. Quante volte avrei voluto urlarti in faccia che sei mio, perchè è così, perchè lo sento. Quante volte avrei voluto chiederti se anche tu senti le stesse cose che sento io. Quante volte avrei voluto fare una valigia con te, salire in macchina e scoprire insieme un posto nuovo e solo nostro. Quante volte avrei voluto dirti che mi manchi da morire quando non ci sei. Quante volte avrei voluto dirti che sei bello, si, che sei bello fuori e dentro. Quante volteavrei voluto spiegarti il motivo per cui ti considero il mio bianco ed il mio nero insieme. Quante volte avrei voluto correre con te su una spiaggia e poi cadere in terra e toglierci il fiato con un bacio. Quante volte avrei voluto sfidare la gente e fare l’amore di notte di fronte al mondo mentre il mondo non ci guarda. Quante volte ho pensato di essere davvero fortunata ad aver provato certe emozioni. Quante volte ho pensato di essere una sfigata perchè delle stesse emozioni sto morendo. Quante volte avrei voluto guardarti dormire. Quante volte avrei voluto avere una casa da dipingere insieme, schizzandoci di vernice e ridendo fino a far male. Quante volte avrei voluto ascoltare le nostre canzoni e
sussurrartele, stando abbracciata a te. Quante volte avrei voluto vederti giocare a pallone. Quante volte avrei voluto camminare mano nella mano con te ed essere guardati male dalla gente per la nostra evidente differenza d’età. Quante volte avrei voluto trovarti all’uscita da scuola. Quante volte avrei voluto sorprenderti e quante essere sorpresa da te. Quante volte avrei voluto essere semplicemente una ventata fresca nella tua vita. Quante volte avrei voluto gridare al mondo: EHI, LUI E’ MIO!


VAFFANCULO CAZZO.
Chi cazzo sono gli altri per giudicare il nostro amore?
Chi cazzo sono io per dubitare di tutto questo?
Chi cazzo sei tu, che sei entrato nella mia vita senza neanche chiedere il permesso e l’hai cambiata?

Fleurs du Mal.

Ci sono momenti nella vita in cui perdi qualcuno. Ci sono momenti nella vita in cui perdi qualcosa. Ci sono momenti in cui il presente fa male e guardare avanti o indietro non fa differenza: vedi solo una macchia scura, un temporale d’inverno, una partita a mosca cieca. Ci sono momenti in cui vinci, certo, in cui pareggi, perdi, lasci o raddoppi. Ci sono momenti in cui, sinceramente, non te ne frega un cazzo. Ci sono momenti nella vita, infine, in cui perdi te stesso.. ed altri in cui perdi davvero tutto, come la gente colpita dal terremoto in Abruzzo.

Io, nella mia vita, ho perso molto e molto ho ritrovato. Qualcosa lo rimpiango, qualcosa no, qualcosa non ricordo nemmeno di averlo avuto. Ho perso il pallone di cuoio nel fosso, l’anello dei Power Ranger nel
tombino, le chiavi di casa nel buco dell’ascensore.
Ho perso la bicicletta perché me l’hanno fottuta. Ho perso un amico per una storia di droga, un altro in un incidente d’auto. Ho perso un uomo perché l’amavo troppo ed altri mille perché non li amavo affatto. Ho perso una coppa in finale, una partita a briscola, un autobus per tornare a casa. Ho perso la fiducia nello Stato guardando quello che ci circonda. Ho perso l’impulso
a lottare e a battermi per quello in cui credo. Ho perso la fede, l’idea di giusto, il sonno e la purezza dei miei sedici anni. Ho perso la voglia di far tardi, di imparare a ballare, di diventare qualcuno. Ho perso l’occasione di stare in silenzio e quella di parlare al momento giusto. Ho perso la possibilità di chiedere scusa e quella di accettarle da chi me le offriva. Ho perso qualche diottria, i denti da latte e anche un bel po’ di capelli. Ho perso il mio maglione preferito, una dozzina di cellulari, occhiali, accendini, scarpe, quaderni. Ho perso feste di compleanno, documenti della scuola, un film in tv. Ho perso di vista persone importanti, ricordi a cui tenevo, episodi e risvolti della mia vita, sepolti nella memoria.

Ho perso davvero molto nella mia vita. Ma c’è una cosa che ritrovo sempre.. in una tasca del giubbino, in un
sorriso casuale, negli occhi di un bambino, nell’abbraccio di un amico, in un bicchiere di birra, in un libro, in un film, in un disco, in una piega del cuore che non sapevo di avere. C’è qualcosa che proprio non riesco a perdere, e questa cosa si chiama.. speranza.

Per me. Per voi.  Per noi tutti, io continuo a sperare.
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
piange e l’atroce angoscia dispotica
pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

La coercizione è uno stimolante: è la scusa per essere la troia che ho sempre desiderato.

Sono una donna vampiro, ma di una specie particolare: non vivo di sangue che zampilla rosso da una carotide recisa.. A differenza dei vampiri classici io caccio sia di notte che di giorno scegliendo prede giovani e belle, che facilmente convinco a "salire un attimo da me": nessuno vede, dietro i denti bianchi e le labbra rosse e morbide, una lingua che si avvolge come un serpente su se stessa, preparandosi a lambire carne calda, per spremerla, fino all’ultima goccia, come farebbe una pianta carnivora. Nessuno capisce che quello che fa fremere il mio corpo è il desiderio di bere, succhiando anche l’anima della mia vittima. Anche con te è successo come con gli altri: ti ho incontrato per caso e ti ho scelto per la tua vitalità prodigiosa e per il tuo sguardo intrigante; per un attimo quasi ti ho desiderato, ma solo per un attimo, poi il mio appetito ha preso il sopravvento.

Mentre gemevi. Quasi a soffocarmi. La porta della vita per me. Le mani a stringere, convulse, i corti capelli. Trasalire, ansimare, fino a che non mi hai pregato.. Tu esplodevi, e io mi nutrivo. Tanto era il mio piacere nel saziarmi di te che ho udito a stento il tuo grido di liberazione. Eri veramente buono. Un tesoro, da conservare con cura. Ma quando il dolore si unì al piacere: "Per favore, ora basta..",dicevi con una smorfia. Allora forse hai cominciato a chiederti il perché, e ti è balenato certamente l‘orrendo sospetto di essere, per me, solo una fonte di sostentamento. E poi.. avevi davvero un buon gusto, non potevo lasciarti andare: allora ti ho legato al letto, mani e piedi, mentre dormivi. E ti mantenevo in vita, per potermi nutrire della tua preziosa fonte di vita.

Ma, sebbene le corde ti segnino profondamente le caviglie e i polsi, appena mi vedi mi guardi con desiderio, perchè nonostante il dolore mi vuoi, mi vuoi sempre e comunque. Ma presto ti libererò, quando non potrò più nutrirmi di te, e tu andrai a raccontare
un’incredibile storia a cui nessuno crederà, quella di una strana donna vampira, assetata.. Poi comincerai a bussare alla mia porta, perché non potrai resistere e allora dovrò ucciderti: non lo sai che i farmaci di cui ti rimpinzeranno per farti dimenticare questa pazzesca esperienza rovinano il sapore del tuo bianco e cremoso sangue?

Siamo gli attori ingenui sulla scena di un palcoscenico misterioso e immenso.

Ci sono notti che proprio non riesci a prendere sonno e continui a girarti nel letto. Le coperte vanno dove vogliono e ti tocca alzarti a rifare il letto se non vuoi i piedi gelati. Ti rimetti al caldo ma, anche dopo quello sforzo che ti sembrava assolutamente enorme, il sonno non arriva. Allora ti metti a pancia in su e ascolti. Ascolti il silenzio della notte, il respiro di chi sta dall’altra parte del muro, il rumore soffice e dolce della neve che continua incessantemente a cadere. E tra tutti quei suoni ce n’è uno che ti rapisce e non puoi non fermarmi ad ascoltarlo: è il battito del tuo cuore. Lo senti dappertutto: attraverso il cuscino, nei polmoni, nelle vene.. Solo che dopo un po’ comincia a darti un fastidio tremendo perché non riesci a non sentirlo. Vorresti dormine ma quel battito ti tiene sveglio, come il tic-tac della sveglia sul comodino, solo che a quella puoi togliere le batterie.. E dopo mezz’ora di lotta contro il cuore per trovare una posizione dove non lo senti, ti arrendi. E visto che il sonno non vuole arrivare, segui il ritmo del cuore e capisci che è davvero meraviglioso. Come quando appoggi il viso al petto della tua migliore amica e capisci cosa c’è che non va.. solo che qua ci sei solo tu. Tu e il tuo cuore.
Non avresti bisogno di ascoltare il cuore per capire cosa non và, ma solo così puoi veramente fermarti a pensare, a capire. Chiudi gli occhi e ti lasci trasportare da quella melodia un po’ monotona ma certamente affascinante.. Senti il letto girare vorticosamente, mosso dalle emozioni, più o meno piacevoli, che ti riempiono il petto. Senti un miliardo di parole nella testa, ma la voce è sempre la tua.. Ci sono ricordi, persone, emozioni, attimi e secoli, lacrime e brividi. Non arrivi a una conclusione precisa, ma sei soddisfatto di quel viaggio. E allora accendi la radio e speri di trovare almeno una canzone decente.. e così, senza accorgertene, ti addormenti, con un sorriso e una lacrima, sulle note di “Sweet child o’mine”. 
 
Come posso ritrovare la mia pace se il ristoro del sonno mi è negato? Se l’affanno del giorno non riposa nella notte ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno? Ed entrambi, anche se l’un l’altro ostili, d’accordo si dan mano solo per torturarmi l’uno con la fatica, l’altra con l’angoscia di esser da te lontano, sempre più lontano. Per cattivarmi il giorno gli dico che sei luce e lo abbellisci se nubi oscurano il suo cielo: così pur blandisco la cupa notte dicendo che tu inargenti la sera se non brillano stelle. Ma il giorno ogni giorno prolunga le mie pene e la notte ogni notte fa il mio dolor più greve.

Sarà il suo rumore che ricorderò.

E’ un altro addio questo. Ma molto meno tragico e sicuramente meno sofferto del precedente, meno importante, ma egualmente rattristante. Dopo 9 anni lo devo abbandonare.. Devo lasciare che vada a suonare in qualche topaia o finire in una discarica, abbandonato e dimenticato. E fra qualche anno probabilmente verrà raccolto e si sentirà domandare: “Ma che cazzo è sta roba?” Finirà sicuramente così, perché chi si interesserà a un vecchio stereo? 
Si, adesso smetto di parlare di me e racconto di Mai: quello stereo che mi ha fatto crescere, che mi ha fatto conoscere la musica, che me l’ha fatta amare. Era uno nuovo, un duro, un vincitore, chi cazzo lo batteva? Era un figo. Grigio metallizzato, con i tasti grigi, le casse grigie.. Si chiamava Mai, perché sapevo che non avrebbe mai smesso di comandarmi. Tutto girava in funzione di lui, il mio tempo libero era occupato dal suono, allora perfetto, di quelle casse che spostavo in continuazione, per trovare la giusta angolazione. Ero al suo servizio. Era lui il padrone. Decideva lui cosa farmi ascoltare, quando farsi ascoltare e, volume alto o basso? dipendeva dal suo umore. Una sola cosa potevo fare io: decidere se quello che ascoltavo mi piacesse o no. Ma anche se mi faceva schifo, lui mi imponeva di ascoltarlo. E’ stato lui il primo a consolarmi, ad ascoltarmi, ad asciugare le mie lacrime, a condividere la mia felicità, a sorbirsi le mie paranoie.. Era il migliore, era il mio. Io, io lo amavo. Ma più passava il tempo e più smetteva di suonare, non leggeva più i miei cd, non si occupava più di me.. Ora è stato rimpiazzato, da uno di quelli che sono fighi adesso. Iam è magnifico, un design pazzesco, un sound fenomenale, che se metti il volume a 30 non rimane in piedi un cazzo.. Ma Mai resterà il migliore.

In fondo Iam è solo Mai, letto al contrario..

E poi in galleria, con una bomboletta spray, scrivi il tuo dolore.

Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca, che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare, allora non c’è verso di spiaccicare una sola parola. Non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro, ingoiato da quei dannati singhiozzi, naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime. Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire.. E invece niente. Non esce fuori niente.

A volte siamo noi che ci complichiamo la vita, rendendola confusa e caotica, infelice e depressa, grigia e ottusa. Siamo noi, che abbiamo smarrito la luce della semplicità, che abbiamo mandato a puttane il vento dell’intuizione
profonda, il vento forte dell’amore, il vento dolce della tenerezza, il vento impetuoso del coraggioso essere se stessi.
Siamo noi, che una volta smarrito il contatto con il nostro vero sé, ci ingrovigliamo in strade tortuose ed infangate, dove invece di salire scivoliamo sempre più in basso in una voragine dove solo l’angoscia dà la misura del nostro essere persi e smarriti. Siamo noi, che ci facciamo del male, che incominciamo a non ascoltare più la saggia
voce della coscienza
e proprio per questo ci danniamo l’anima, in una dolorosa sensazione di non esistenza. Siamo noi, che abbiamo paura di vivere, anzi d’amare, perché è solo amando che si vive, e ciò si realizza quando la passione accende d’ardore i nostri spiriti e li trascina via lontano, facendoci sognare un mondo migliore con un tale desiderio di rinnovamento che non è più possibile resistere e non decidere d’iniziare a sporcarsi le mani, purché esso si realizzi. E non importa se sarà solo un frammento o una goccia quello che verrà realizzato, quello che conta è aver lasciato il proprio frammento dipinto dei colori più belli e la propria goccia colma d’acqua pura e trasparente, affinchéun altro essere umano possa credere nella forza e nella potenza dell’amore.

Il trucco sta nel trovare il giusto equilibrio.

E arriverà il giorno in cui sarai felice, finalmente felice di aver compiuto una svolta in cui dovrai essere tu a costruire ciò che ti circonda, incurante di tutto e con volontà.. Perché si, è vero, la vita è piena di ostacoli che spaventano sempre e se ti guardi intorno spesso non vedi altro che aria di tempesta, un mondo che fa paura, un mondo in cui la superficialità e l’ipocrisia regnano sovrane, un universo in cui senti che mai sarai compresa, perché tu sei diversa dagli altri, dalle loro manie, dai loro modi di reagire, dai loro valori.. E ti sembra di essere distante da tutti, perché in fin dei conti vivere è come camminare su un filo posto sopra un burrone e tu non sai mai per certo fino a quando riuscirai a reggere l’equilibrio. E stringi i denti, sopporti e stai a guardare. Eppure sono proprio quegli ostacoli a farti crescere, a prepararti ad affrontare qualcosa di sempre più grande. Perchè ciò che non ti distrugge ti rende più forte. E allora non ti rimane nient’altro aldilà della volontà, della forza di rendere la realtà il più vicino possibile ai tuoi sogni. Fino a quando quello spiraglio di luce che inizialmente percepivi così lontano, sarà li da te, pronto ad avvolgerti e ad accompagnarti..

Io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, riflettori e paillettes delle televisioni, alle urla scomposte di politicanti professionisti, a quelle vostre glorie vuote da coglioni… E dico addio al mondo inventato del villaggio globale, alle diete per mantenersi in forma smagliante, a chi parla sempre di un futuro trionfale e ad ogni impresa di questo secolo trionfante, alle magie di moda delle religioni orientali che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero, ai personaggi cicaleggianti dei talk-show, alle futilità pettegole sui calciatori miliardari, alle loro modelle senza umanità, alle sempiterne belle in gara sui calendari, a chi dimentica o ignora l’umiltà… Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito, a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia o sceglie a caso per i tiramenti del momento, curando però sempre di riempirsi la pancia; e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati, ai ciceroni ed ai parrucchini per signore, alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati, al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore, a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni fatto di nebbia, pieno di sembrare, ricolmo di nani, ballerine e canzoni, di lotterie…

E' come sbagliare a chiudere il primo bottone della camicia:tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza.

Io gli ho detto: 
"La vita fa schifo a volte."
 
Ma sai cos’è? E’ la rabbia che si prova nel vedere il tuo castello cadere, quel castello per cui avevi impiegato così tanto tempo, così tante energie e che piano piano cade giù, trascinato dall’onda delle tue stesse mani all’inizio, da quella del resto poi. Magari era rimasta intatta una delle sue torri, si, e tu avresti voluto, tu avresti giurato che da sola ce l’avresti fatta, che avresti ricostruito tutto dalle fondamenta, perchè la base dell’esistenza è quella…Sta nell’avere principi solidi, radici sulle quali credere. Prova, prova. Cadi. Ma tu decidi di essere più forte, ti rialzi e procedi imperterrita per il tuo cammino, che nessun’altro ha possibilità di costruire per te. Cadi di nuovo. E ti rimetti in piedi. Dieci, cento, mille volte. Milleuno. Succede quello che ora non ci voleva e lì son cazzi più amari di prima perchè puoi accettare la tua sofferenza, ma non quella di coloro a cui vuoi bene più di te stessa. E forse sta proprio qui l’errore: nel dare agli altri un amore più grande di quello che senti per te stessa, per la tua vita. Così accade che prima camminavi indipendente, pur barcollando, quasi fossi presa da una furia dionisiaca, poi dopo, può bastare un attimo, solo uno, e non ti sono più sufficienti neppure le stampelle. Shhh, tu non parlare mai con nessuno, tanto chi vuoi che ti prenda per una persona sana.. Tu non sei normale, te lo dici sempre. Vedi certe scene, cui non sei in grado di dare alcuna spiegazione. Ti chiedi: "Ma mi vuoi spiegare che razza di senso abbia tutto questo? Mi dai una dimostrazione di cosa ci sia di così bello nell’aver creato la sofferenza, la consapevolezza che da un momento all’altro potresti perdere una persona così cara? Eh cavolo, me lo dici che senso ha la morte?" Ma nessuno ti risponde da lassù, almeno, non a me. Poi c’è lui, lui che si è aggiunto alla fine per completare l’opera, come se fosse la cigliegina sulla torta o un fuoco d’artificio mandato ad illuminare il famoso castello distrutto. Eh si, ci mancava solo lui ora per rovinare anche quest’ennesima giornata di merda.. E dopo tutto questo, non ho ragione nel dire che la vita a volte fa proprio schifo? Si, perchè la vita a volte fa schifo davvero, fa vomitare.

Lui mi ha risposto:
"No questo mai. La vita è sempre
bella, anche quando si tocca il fondo. Gli ostacoli fanno parte del gioco e
purtroppo servono perchè insegnano a crescere e a diventare più forti. Se ci si
ferma davanti agli ostacoli è davvero finita. Se c’è sempre la volontà di
andare avanti e cambiare le carte in tavola allora c’è uno scopo per cui
esistere.. E’ un pò come una specie di istinto di sopravvivenza, un’istinto
naturale. .E’ questa la forza innata che devi cercare."

Cervello – Cuore: 1-0     Odio questi incontri, non c’è neanche il terzo tempo..

E arriva anche il disgelo.

Capita spesso di pensare al passato. A volte ci si ritrova un sorriso sul volto, altre volte invece.. Ti senti sprofondare e non capisci perché. Tutti che ti dicono: il passato è passato; lasciati il passato alle spalle. Però fa male. Fa male più del presente.. E allora pensi a tutte le occasioni che hai perso, alle persone che hai fatto soffrire, e a quelle a cui non hai fatto un cazzo, ma se lo meritavano. Pensi a tutti quei piccoli grazie che avresti potuto dire e che invece hai soffocato in gola. Pensi a tutte le persone che hai perso e a quelle che hai trovato, ma sai che non saranno mai come i vecchi amici. Pensi a tutti i litigi e le sfuriate con l’amica del cuore. Pensi a quante volte un sorriso ti ha dato la felicità. Pensi a quanto è stata dura arrivare fino a qui. Ma ti chiedi anche chi te l’abbia fatto fare. E arrivi a un punto in cui dici: basta, io non ce la faccio più. Prima o poi ci arrivi, perché ti accorgi che sono i ricordi tristi quelli che ti riempiono la mente. Non pensi a niente, non fai niente, non mangi niente, non dormi.. Piangi. Piangi perché senti che è il tuo unico modo di sfogo. Lacrime amare che scendono in gola e fanno vomitare. Vorresti solo essere capita.. Ma poi, ripensandoci, capisci che se tutti qua ci capissimo non affogheremmo nella merda.. Ti senti messa da parte, un soprammobile. Uno stupido soprammobile, di quelli inutili. E poi comincia a piacerti l’idea di essere odiata. Diventi quella che non sei, solo per non sentirti accettata, solo per non essere capita. Sei masochista, e lo sai. Ma non ti piace farti male solo a livello psicologico.. Cerchi qualcosa che ti provochi veramente dolore: una spilla, un paio di forbici, una matita appuntita, una lametta.. Perché ti convinci che solo sentendo dolore fisico, potrai dimenticare, anche per poco, quel infelicità che non ti molla mai. Ti convinci che sei solo uno stupido errore, nata da un preservativo rotto.. Ti convinci che non sei capace di fare nulla, che non sai ricevere e tanto meno dare.. Figlia di 5 minuti, ecco cosa sei. Ti chiudi in te stessa, vuoi restare sola. E non capisci che la solitudine non farà altro che farti stare peggio. Ma tu sei li, convinta, vuoi contare soltanto sul tuo dolore, su sei colpi  e infine su di te.. Stai così per un po’. E la situazione non ti dispiace più di tanto: non hai amici a cui pensare, ne tanto meno una relazione da mantenere, la scuola non va proprio come vorresti, ma te la cavi. C’è un cosa che non smetti mai di fare: pensare. E alla fine capisci che la vita ti ha insegnato tante cose.. Che non importa quanto una persona sia buona, ogni tanto ti ferirà, e per questo
bisognerà che tu la perdoni.  Che ci voglio anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla. Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano. Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.  Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o loro controlleranno te. Che la pazienza richiede
molta pratica.  Che ci sono persone che ci amano ma che semplicemente non sanno come dimostrarcelo.  Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze. Che anche un vecchio sogna qualcosa di meraviglioso.  Che solo perché qualcuno non ti ama come vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso. Che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta. Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno, nella maggior parte dei casi se tu a dover perdonare te stesso. Che quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così lungo quella chiusa che non ci accorgiamo di quella che si è appena aperta per noi. E capisci che la lista potrebbe andare avanti
all’infinito.
 
Poi ti svegli. Ti senti un coglione, non capisci più un cazzo. Ti risvegli da quell’incubo, così orribile.. Di preciso non sai come, sta il fatto che adesso ci sei, ti senti viva.

SEI VIVA.

Niente di vero. Solo false verità.

Sembra ancora di sentire quel tuo tossire un po’ soffocato. Sembra ancora di vedere quel caos in cui ti rinchiudevi. Sembra ancora di sentire quella tua musica un po’ strana, ma che accompagnava le mie giornate. Quel profumo di tristezza che non andava mai via. Quell’espressione di disprezzo che non capivo. La bocca serrata, mai un sorriso, mai un gesto di apprezzamento. Le orecchie chiuse, ascoltavano solo ciò che volevi. Mai un contatto, mai uno sguardo, mai un interessamento. O meglio, mai niente di vero. Sorrisi di plastica. Odore di sigarette e forse altro. Occhi di ghiaccio. Parole strappate dalla gola. Mi hai abbandonata. Senza dire una parola, te ne sei andato. Le tue cazzate, ecco cosa resta nella memoria. Ricordi che fanno male.. Fanno male perché non ho avuto l’occasione, il tempo per dimostrarti ciò che eri per me. E forse mai l’avrò..
E' un addio questo.. Un sofferto e stupido addio.



Non importa se si è lenti o veloci.

Sei li, e corri. Fai fatica. Ti senti a pezzi. Il respiro comincia a farsi corto. Le gambe ti fanno male. Prendi le prime storte. Ogni tanto rallenti. Ogni tanto cammini per riprendere fiato. E mentre corri, pensi ad altro, e vai addosso a un tuo compagno. A volte non ti accorgi neanche e non lo soccorri. Altre volte invece ti fermi, chiedi scusa, lo aiuti a rialzarsi. A volte però lui non accetta le tue scuse e riprende la sua corsa, dolorante o semplicemente indifferente. Ma riprende. A volte tu non sei in grado di rialzarti. E non vuoi la mano di nessuno. Non vuoi ferire il tuo orgoglio. E allora stai li per terra per un po’. E osservi. Vedi quelli che non si fermano mai. Quelli che camminano e non si mettono mai in gioco. Quelli che tengono sempre lo stesso passo per paura di cimentarsi in qualcosa di nuovo. Quelli che si aiutano. E quelli che neanche si cagano. Ci sono momenti poi, in cui cerchi di parlare con gli altri. Anche se il fiato ti manca. A volte non si sa che dire. Altre invece te lo trovi nel culo. Però, c’è una cosa che non puoi fare a meno di notare: quando stai male, quando cadi,  sono sempre quelle tre persone che cercano di aiutarti. E allora capisci tante cose. E allora
ti chiedi: ma io, che atleta sono?
Però tu sei sempre li. Continui a correre.
Sai che al traguardo, in fondo, non manca poi così tanto.