05 ottobre 2010

Non importa se si è lenti o veloci.

Sei li, e corri. Fai fatica. Ti senti a pezzi. Il respiro comincia a farsi corto. Le gambe ti fanno male. Prendi le prime storte. Ogni tanto rallenti. Ogni tanto cammini per riprendere fiato. E mentre corri, pensi ad altro, e vai addosso a un tuo compagno. A volte non ti accorgi neanche e non lo soccorri. Altre volte invece ti fermi, chiedi scusa, lo aiuti a rialzarsi. A volte però lui non accetta le tue scuse e riprende la sua corsa, dolorante o semplicemente indifferente. Ma riprende. A volte tu non sei in grado di rialzarti. E non vuoi la mano di nessuno. Non vuoi ferire il tuo orgoglio. E allora stai li per terra per un po’. E osservi. Vedi quelli che non si fermano mai. Quelli che camminano e non si mettono mai in gioco. Quelli che tengono sempre lo stesso passo per paura di cimentarsi in qualcosa di nuovo. Quelli che si aiutano. E quelli che neanche si cagano. Ci sono momenti poi, in cui cerchi di parlare con gli altri. Anche se il fiato ti manca. A volte non si sa che dire. Altre invece te lo trovi nel culo. Però, c’è una cosa che non puoi fare a meno di notare: quando stai male, quando cadi,  sono sempre quelle tre persone che cercano di aiutarti. E allora capisci tante cose. E allora
ti chiedi: ma io, che atleta sono?
Però tu sei sempre li. Continui a correre.
Sai che al traguardo, in fondo, non manca poi così tanto.


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