05 ottobre 2010

E poi in galleria, con una bomboletta spray, scrivi il tuo dolore.

Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca, che proprio ti strizza tutto, che non la riesci a fermare, allora non c’è verso di spiaccicare una sola parola. Non esce più niente, ti torna tutto indietro, tutto dentro, ingoiato da quei dannati singhiozzi, naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime. Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire.. E invece niente. Non esce fuori niente.

A volte siamo noi che ci complichiamo la vita, rendendola confusa e caotica, infelice e depressa, grigia e ottusa. Siamo noi, che abbiamo smarrito la luce della semplicità, che abbiamo mandato a puttane il vento dell’intuizione
profonda, il vento forte dell’amore, il vento dolce della tenerezza, il vento impetuoso del coraggioso essere se stessi.
Siamo noi, che una volta smarrito il contatto con il nostro vero sé, ci ingrovigliamo in strade tortuose ed infangate, dove invece di salire scivoliamo sempre più in basso in una voragine dove solo l’angoscia dà la misura del nostro essere persi e smarriti. Siamo noi, che ci facciamo del male, che incominciamo a non ascoltare più la saggia
voce della coscienza
e proprio per questo ci danniamo l’anima, in una dolorosa sensazione di non esistenza. Siamo noi, che abbiamo paura di vivere, anzi d’amare, perché è solo amando che si vive, e ciò si realizza quando la passione accende d’ardore i nostri spiriti e li trascina via lontano, facendoci sognare un mondo migliore con un tale desiderio di rinnovamento che non è più possibile resistere e non decidere d’iniziare a sporcarsi le mani, purché esso si realizzi. E non importa se sarà solo un frammento o una goccia quello che verrà realizzato, quello che conta è aver lasciato il proprio frammento dipinto dei colori più belli e la propria goccia colma d’acqua pura e trasparente, affinchéun altro essere umano possa credere nella forza e nella potenza dell’amore.

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