25 dicembre 2010

Perdersi.

Avrei voluto scrivere qualcosa. O almeno dire, ma c'era qualcosa che mi bloccava le gambe e le parole, in gola. In realtà non sapevo bene neanche cosa potevo dire, perchè dentro ogni sillaba ci sarebbe stata ira, disprezzo, crudeltà, amarezza. Una cosa però la sapevo per certo: io ci credevo.
Credevo nella nostra complicità, nel nostro divertimento e nelle nostre idee. Nei bisogni reciproci e nelle cadute, nelle nostre gambe forti. Credevo in quel legame che avevamo creato in pochi anni ma che era più forte di un blocco di cemento, armato. Credevo negli anni passati sugli stessi banchi di scuola e nelle nottate, nelle giornate piene d'amore. Nel nostro sogno di andare in vancanza insieme, nelle telefonate che duravano ore e nei messaggi pieni di conforto, di sostegno. Credevo in ogni cosa di noi. Credevo in te e in me, in noi. Ci credevo veramente, eppure non è andata come avrei voluto.
Ma un'amicizia che finisce così, era veramente un'amicizia?

Mi ricordo dei tuoi abbracci, improvvisi e inaspettati. Mi ricordo delle risate senza senso, fino a far male. Delle
parole dure, ma che dicevano la verità. Delle malcagate, che si riducevano in un vaffanculo divertito. Mi ricordo anche delle promesse. Ma cosa c'era di vero? Eri tu quella, o era la maschera che ora ti sei stufata di portare? Hai lasciato un buco, un vuoto che adesso non so colmare, perchè facevi parte di me, eri me. Ma lo sai del dolore che hai provocato? Faccio finta di niente, cerco di dare forza anche a quella che hai deluso come me. Dico che non mi importa più, che ormai quel che è fatto è fatto. Ma non è così. Preferirei provare indifferenza. Cerco di odiarti, perchè ci hai fatto male dentro, ci hai deluso, ma non ci riesco.
Facevi parte di me, eri me.

20 dicembre 2010

Cieli coperti e stelle luminose, i tuoi insulti, i fiori finti e i nostri occhi di criptonite. La stroria della mia casa e le scorte d'amore.Volavo e stramazzavo. I primi freddi e la luna di poliestere. Un pianeta affondato nella notte, e la nostra disperata vita biologica. E i punti interrogativi e i cani che abbaiavano. Le antenne, i tetti e la neve che ci ricopre. E l'odore di paraffina dal fumo che ci eravamo comprati. E le corse sugli argini, anche se i fiumi erano stra pieni. Gli appuntamenti telepatici e l'autunno. I cassonetti in fiamme e gli spacciatori tunisini. E i sorrisi per il nervosismo e i controllori. Le chiese lucidate e i grattacieli, i soffitti e gli affreschi, le metropolitane. I tuoni, i fumi dello smog e i fanali accesi. Gli ecomostri e i parchimetri, i centri commerciali e i benzinai. Le guerre stellari, i sistemi d'allarme e i fanali spenti. Gli incendi estivi, i finanzieri e gli elicotteri. I discorsi seri, i condomini, i binari morti e i discount, i preti e i nostri imbarazzanti progetti. Le mestruazioni e le rivoluzioni, i poster, le telefonate inconcludenti e i nostri voti scadenti. Gli appartamenti subaffittati e le notti insonni.

I nostri pensieri sfracellati.

19 dicembre 2010

Sei qui per dire, che il meglio deve ancora venire.

Qualcuno è venuto da molto ma molto lontano, in macchina in pullman in treno col mezzo più strano.
Qualcuno ha fatto soltanto due passi in discesa, perchè c'è il concerto davvero a due passi da casa.
Qualcuno è venuto a vedere che cosa succede.
Qualcuno è venuto perchè vuole solo godere.
Qualcuno è venuto per lasciarsi andare, e ridere e piangere, sudare e ballare.
E tutti lalalalallalala lalalalallala lala.
Qualcuno è venuto ed è il suo primo concerto e vuole tornarsene a casa a bocca aperta.
Qualcuno è venuto perchè accompagnava un'amica, e pensa che a volte è una bella fatica.
Qualcuno si aspetta fin troppo o si aspetta di tutto.
Qualcuno sorride e chiude gli occhi pian piano.
Qualcuno lo sa che adesso è il momento perfetto, per dare a Luciano e a voi il palazzetto.
E tutti lalalalallalala lalalalallala lala.

  














 






"E allora lasciatevi dire che quel cazzo di meglio deve ancora venire."



Liguabue @ Palafiera, Brescia. 18.12.10



GRAZIE LUCIANO!